Primo pianoPalermo, agguato al boss Ingarao. Freddato da quattro colpi di pistolaPubblicato il 25/06/2007Il reggente del mandamento di Porta Nuova ucciso in una strada trafficata.
Era appena uscito dal commissariato dopo aver firmato il registro dei sorvegliati speciali.
I pm: "Si alza il livello dello scontro tra clan. C’è il rischio di una nuova guerra"
Una parente: "Faranno la stessa fine, almeno lui è morto da uomo d’onore".
Delitto di mafia a Palermo. Nicolò Ingarao, 46 anni, reggente del mandamento di Porta Nuova, è stato freddato con quattro o cinque colpi di pistola al torace e uno, il colpo di grazia, alla testa. A sparare due killer a bordo di una moto. L’omicidio allarma i pm: dopo otto mesi di "calma" a Palermo, durante i quali le armi della mafia avevano taciuto, ci sono stati due omicidi nel giro di tre giorni. Questo e quella di Salvatore Vassallo, domenica scorsa, a San Giuseppe Jato.
L’omicidio di Ingarao "denota certamente un’impennata nell’attuale situazione evolutiva di Cosa nostra", spiega il procuratore aggiunto Guido Lo Forte, della Direzione distrettuale antimafia. E il procuratore Francesco Messineo, pur avvertendo che "è presto per parlare di una nuova guerra di mafia", lo giudica "un fatto molto preoccupante soprattutto vista la personalità criminale della vittima indicata come il capo di una famiglia mafiosa": si è trattato infatti di una vera e propria esecuzione. Il presidente della commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione, parla di "pericoloso innalzamento del livello dello scontro tra i diversi clan", legato alla "lotta per il dopo Provenzano".
L’agguato è avvenuto in via Pietro Geremia, una strada trafficata del quartiere della Noce, poco dopo le 9. Ingarao, come ogni mattina, aveva firmato il registro dei sorvegliati speciali presso il commissariato di zona. Il boss infatti era in libertà da quattro mesi e avevva l’obbligo di firma.
Ingarao non è morto subito ma è spirato dopo un tentativo di rianimazione da parte degli operatori sanitari dell’ambulanza. Nel luogo dell’agguato, a poca distanza dall’abitazione della vittima, si è subito formato un gruppo di persone tra cui alcuni familiari di Ingarao. "Faranno la stessa fine, almeno lui è morto da uomo d’onore", ha urlato una donna mentre tentava, inutilmente, di avvicinarsi al cadavere coperto da un lenzuolo.
"Ho sentito tanti spari, sembravano fuochi d’artificio. Poi, mi sono affacciata e ho visto quell’uomo a terra e mi sono spaventata da morire". E’ la testimonianza di una donna che abita al secondo piano di uno stabile che si affaccia proprio sulla strada, dove è stato ucciso il boss. "Quei colpi non finivano mai", ha aggiunto, senza chiarire se ha visto chi ha premuto il grilletto.
L’uomo era uno dei boss emergenti e, secondo gli investigatori, era ai vertici di Cosa nostra palermitana: uno dei capocosca che controllano il territorio, specificatamente il mandamento di Porta Nuova. Era stato scarcerato il 19 febbraio dal gup di Palermo Maria Elena Gamberino. Lo stesso magistrato che una settimana prima lo aveva condannato a nove anni per associazione mafiosa.
Ma la "biografia criminale" del boss è lunga: nel 1998, mentre era in carcere per scontare una condanna a sette anni per mafia, gli era stato notificato un ordine di custodia per l’uccisione di Giorgio Pecoraro, avvenuta nel 1995. Un omicidio ordinato dalla cosca di Porta Nuova per "punire" Pecoraro che faceva estorsioni senza l’ autorizzazione di Cosa nostra. Ingarao aveva poi ricevuto nuovi ordini di custodia in carcere nell’ottobre 2005 e nel giugno 2006, durante l’operazione Gotha. L’accusa, in questi casi, era di associazione mafiosa ed estorsione.
(13 giugno 2007)Vai all'Archivio Primo piano
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