Primo pianoAppalti pubblici per la Salerno-Reggio Calabria: quindici arresti per estorsioniPubblicato il 14/07/2007Quindici arresti in Calabria nell’ambito di un’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nelle aziende che stanno ammodernando l’autostrada A3, la Salerno-Reggio Calabria, tra le principali aziende vi sono: Condotte spa, Gepco Sale, Baldassini-Tognozzi, Coop costruttori, Italgeo, Sicilsonde, Rindone, Caramazza, e molte altre. L’ennesima operazione, denominata “Arca”, scatenata dalla Dia, contro i clan mafiosi reggini e vibonesi, che controllano ogni palmo del territorio di loro competenza. La costruzione dell’autostrada ieri, come oggi, soggetta al taglieggiamento delle consorterie. Un affare colossale per una torta gigante da cento milioni di euro.
I clan della ‘ndrangheta imponevano alle ditte appaltatrici una “tassa” del 3%, queste, anziché denunciare gli estorsori mafiosi recuperavano la quota del “pizzo” risparmiando sul materiale, quindi consegnavano un’autostrada non sicura.
La Polizia di Stato di Reggio Calabria ha eseguito i provvedimenti nei confronti di 15 indagati, ritenuti responsabili dei delitti di associazione di tipo mafioso, estorsione, turbativa d’asta ed altri gravi reati.
L’operazione segna la conclusione di complesse attività investigative, anche di natura tecnica, avviate da due anni, che hanno consentito di svelare il tentativo da parte delle cosche della ’ndrangheta di condizionare il regolare andamento economico connesso ai lavori di ristrutturazione di una parte di rete stradale della Calabria.
«In particolare - si legge in una nota della polizia - sono stati scoperti i meccanismi di penetrazione nella gestione degli appalti pubblici relativi alle opere di ammodernamento dell’autostrada A3 Salerno - Reggio Calabria, nei tratti compresi tra gli svincoli di Rosarno e Gioia Tauro. L’indagine ha consentito di verificare l’esistenza di accordi intercorsi tra le più potenti cosche della ’ndrangheta, anche di province diverse da quella reggina, finalizzati alla spartizione dei proventi indebitamente acquisiti, attraverso l’imposizione di una percentuale sull’importo degli appalti e l’assegnazione dei conseguenti lavori ad imprese organiche ai clan in argomento».
I destinatari dei provvedimenti restrittivi sono esponenti di vertice delle cosche reggine Piromalli (Gioia Tauro), Pesce (Rosarno), Condello (Reggio Calabria) e Longo (Polistena), strettamente collegate con il clan Mancuso di Vibo Valentia. Tra di essi anche un sindacalista locale della Cisl. Un avviso di garanzia ha raggiunta anche Carmine De Stefano, rampollo del boss Paolino De Stefano.
Nel corso dell’operazione sono state eseguite numerose perquisizioni domiciliari nei confronti di 43 indagati, denunciati in stato di libertà per i medesimi reati, e sequestrate cinque imprese edili da parte della Dia, delegata, per quest’ultimo profilo, dalla competente Autorità giudiziaria.
L’inchiesta dovrà chiarire il ruolo delle imprese: taglieggiate o colluse? Non vi è dubbio che se queste sono state taglieggiate hanno comunque commesso un illecito dal momento che non hanno eseguito i lavori con materiali adeguati.
Ancora una volta si dimostra come la ‘ndrangheta e tutte le associazioni mafiose sono una iattura per la società intera, anche per quei cittadini non ha a che fare direttamente con loro: non solo il commerciante taglieggiato, non solo il giovane disoccupato, non solo chi lotta contro la mafia ma anche per il cittadino che rischia la vita percorrendo la A3, autostrada pericolosa a causa della mafia e dei soggetti sociali e politici che la sostengono.Vai all'Archivio Primo piano
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