Primo pianoNon si può tacere sulla presenza mafiosa nel BrescianoPubblicato il 21/07/2007L’operazione “Mafia sul Lago” di venerdì 13 luglio compiuta a Desenzano e dintorni riporta all’ordine del giorno un gravissimo problema del quale non si parla mai abbastanza: la presenza della mafia nel Bresciano. ‘Ndrangheta e camorra in questo caso, mafia dell’est, nigeriana e siciliana in altri. Il Comitato antimafia di Brescia “Peppino Impastato” da quattro anni – ossia da quando ha iniziato a lavorare sul territorio - sta denunciando la presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso nella nostra provincia; mafia che organizza e gestisce il traffico di esseri umani, il caporalato nei cantieri, i traffici di rifiuti, di droga e prostituzione, ma anche racket e usura - reati che vengono attribuiti ad altre realtà d’Italia mentre sono presenti anche da noi - oltre al riciclaggio di denaro sporco e infiltrazioni nei cantieri edili. Abbiamo denunciato tutto ciò in numerose iniziative e dibattiti, anche se non sempre i mass media locali hanno dato il giusto peso nonostante ci siano stati relatori di un certo spessore. Il lavoro degli inquirenti conclusosi venerdì 13 dimostra la fondatezza dell’allarme che abbiamo lanciato, dimostra come il riciclaggio della mafia e i suoi investimenti siano radicati in numerose attività: dalle aziende di trasporti alle finanziarie, dalle gestione di esercizi commerciali ai night club, dall’edilizia al campo immobiliare.
Nel Bresciano sono stati compiuti anche vari omicidi di mafia negli scorsi anni e nel 2006 è avvenuta la nota strage di Urago. Eppure, nonostante tutti questi segnali, nonostante l’evidenza, ancora troppe volte ci sentiamo chiedere se a Brescia c’è la mafia e se ha senso un comitato antimafia qui. La mafia fa paura e quindi si preferisce rimuovere il problema; ma c’è un altro motivo che porta a non avere coscienza della gravità del fenomeno: i mass media se ne occupano solo saltuariamente, solo quando avviene un omicidio o quando le forze dell’ordine compiono un blitz. Ma è troppo tardi occuparsi di criminalità organizzata quando l’omicidio è stato compiuto; bisogna tenere alta la guardia e informare sul radicamento della mafia anche nel nord Italia, perché essa è presente sempre, non solo quando subisce arresti o quando spara.
Due giornalisti lombardi, Fabio Abati di Lodi e Igor Greganti di Milano, hanno girato un documentario sulla mafia a Brescia dal titolo “La Leonessa e la Piovra” che proietteremo a Brescia il 1° ottobre con la presenza dei due giornalisti e dell’On. Francesco Forgione, presidente della Commissione parlamentare antimafia e in anteprima venerdì 27 in luogo da definirsi. Nel loro lavoro emerge con forza e chiarezza la presenza mafiosa nel Bresciano: night club in mano alla mafia, imprenditori edili taglieggiati e ricattati, costretti a cedere lavori a imprese mafiose o costretti a mettere in piedi società di comodo dove l’imprenditore fa da prestanome ma i soldi finiscono al mafioso. Emergono racket e usura, si parla di direttori di banca che inviano i loro clienti da usurai che si rivelano mafiosi, solo per citare alcuni esempi.
L’operazione “Mafia sul Lago” conferma la loro tesi e la nostra: la mafia a Brescia c’è ed è forte; quest’ultima operazione ha confermato la presenza del pericoloso clan dei Fortugno, affiliato all’efferato e potente clan dei Piromalli di Gioia Tauro; cosa a noi nota. In passato sono stati colpiti altri potenti clan come i Mancuso di Limbadi o i Bellocco di Rosario, solo per citare i calabresi più noti. Perché un servizio così non è stato realizzato da giornalisti bresciani? Perché i mass media bresciani non compiono una vera e propria inchiesta sulle presenze mafiose nel territorio anziché fermarsi alla cronaca del giorno dopo?
Stiamo cercando di mettere in piedi, col sostegno degli edili della Cgil e altre realtà, un gruppo di lavoro sulle infiltrazioni mafiose nei cantieri, compreso il caporalato e il lavoro nero. Abbiamo dati e siamo in contatto con imprenditori che hanno denunciato le estorsioni; lo scorso 24 aprile quattro mafiosi siciliani sono stati condannati in primo grado qui a Brescia nel silenzio e nell’indifferenza assoluta. Auspichiamo che chi sa ci dia una mano, che ognuno faccia il proprio dovere perché la mafia è una lotta politica e sociale e non può essere delegata solo a magistratura e forze dell’ordine.Vai all'Archivio Primo piano
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