Primo pianoUn comitato contro l'usuraPubblicato il 29/10/2007GARDONE VT. L’iniziativa promossa da un operaio, insieme alla moglie e alla madre, quest’ultima finita nelle mani di uno strozzino
Si formano le prime crepe nel muro dell’omertà che circonda il racket dell’usura in Val Trompia. Fenomeno sommerso, ma estremamente radicato nella valle più industrializzata e ricca della provincia. Talmente radicato che, la scorsa settimana, la Guardia di Finanza di Gardone aveva portato alla luce un giro milionario di strozzini (pensionati e apparentemente nullatenenti) che ha colpito un centinaio di persone. Difficile abbattere il muro dell’omertà che circoda fenomeni gravi come questo. Qualcosa però sembra muoversi grazie all’iniziativa di Gabriele Guerini, operaio di Gardone Vt . Il prossimo 11 novembre nascerà il «Comitato antiusura della Val Trompia» che, «senza sostituirsi alle forze dell’ordine - afferma Guerini - si propone di aiutare le vittime dell’usura fornendo informazioni sulle leggi in materia e cercando di fare da tramite con le istituzioni.
L’unico modo per uscire dal giro è quello di ammettere che la mafia esiste anche da noi e che dobbiamo denunciarla». Proprio la madre di Gabriele, è stata vittima di uno degli strozzini scoperti dalla Guardia di finanza di Gardone. Una storia vecchia di sei anni quando la fabbrica dove la donna lavorava ha chiuso i battenti e lei si è trovata di colpo nella necessità di trovare liquidi nel più breve tempo possibile. La donna non era mai stata inserita nel registro dei protestati (che raggruppa tutti i debitori insolventi), ma nonostante questo banche e finanziarie si sono rifiutate di prestarle la cifra di cui aveva bisogno (sei milioni di vecchie lire). «Le consiglio io una persona» le aveva poi detto un impiegato bancario, mettendola in contatto con U.B. pensionato di Sarezzo (finito nella rete della Gdf) che concedeva prestiti ad interessi fino al 300 per cento.
E così dopo qualche mese il debito aveva raggiunto i 60 milioni e la donna si era decisa a rivelare tutto ai figli e a chiedere aiuto. La paura è g rande, la prassi dell’usuraio è fatta di minacce e telefonate nel cuore della notte per spaventare le proprie vittime. La donna si rivolge al figlio e, insieme, decidono di affrontare la situazione organizzando una trappola agli strozzini: filmano la consegna del denaro con una telecamera e denunciano tutto ai Carabinieri. Prende il via l’indagine che ha portato recentemente all’identificazione di altri usurai. Ma l’opera di Gabriele non si ferma qui. Insieme alla moglie e alla madre decide di fondare il primo comitato antiusura della provincia. «Non siamo animati da sentimenti di rivalsa o vendetta - spiega - cerchiamo soltanto di metterci a disposizione di chi è finito in questo circolo perverso, un sistema che fa in modo di evitare per sempre l’estinzione del debito». Solo la denuncia alle forze dell’ordine può mettere fine all’incubo. «I nomi degli usurai sono noti a tutti - dice Guerini - si tratta solo di creare una mentalità che oggi in Val Trompia non esiste». In attesa della nascita del comitato è possibile avere informazioni sul sito www.usurainvaltrompia.it.