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Primo pianoZu Totò costretto alle dimissioniPubblicato il 24/02/2008Aveva festeggiato la sua condanna 5 cinque anni mangiando cannoli siciliani, ma ora, il presidente della regione Sicilia Totò Cuffaro, alias Vasa vasa, è stato costretto alle dimissioni dai suoi uomini; a Palermo avevano manifestato in migliaia per chiedere le sue dimissioni ma lui imperterrito restava al suo posto. Erano i siciliani onesti e antimafiosi, quelli che non potevano tollerare che il presidente della loro regione fosse condannato a cinque anni per avere favorito fior di mafiosi.
La sentenza della magistratura è assurda e riporta il paese indietro di oltre 20 anni, prima del teorema di Giovanni Falcone che giustamente non vedeva i fatti di mafia slegati tra di loro ma li univa in un unico progetto criminale; ora la magistratura emette una sentenza secondo la quale Cuffaro avrebbe favorito singoli mafiosi ma non Cosa Nostra, come questo sia possibile è un mistero visto che Cuffaro sapeva benissimo, come tutti i siciliani e non solo, chi sono e a quale organizzazione appartengono quei loschi figuri.
Ciononostante Cuffaro, come avverrebbe in un normale paese civile e democratico, non si è dimesso subito, anzi ha festeggiato perché lui con la mafia non centra ma con i mafiosi sì, e poi cosa sono 5 anni, sempre meno dei nove appioppati a Dell’Utri, eppure Dell’Utri è ancora al suo posto ed è appoggiato da Berlusconi e compagnia. Anche Cuffaro ha avuto lo stesso sostegno, da Berlusconi, Micciché, Casini e Dell’Utri. Allora è giusta la nostra teoria, del Comitato Antimafia di Brescia, quando diciamo nei dibattiti pubblici che la lotta alla mafia non si combatte solo a Palermo ma deve essere estesa a Roma, in quei palazzi dove risiedono le segreterie nazionali che sostengono e difendono i politici collusi con la mafia, perché quelle collusioni portano voti, soldi e potere al proprio partito
Ma Cuffaro è stato sfortunato, ad un certo punto i suoi uomini l’hanno costretto alle dimissioni. Dopo l’avviso di garanzia a Mastella, le sue dimissioni da ministro, la sua uscita dal governo e la conseguenza caduta dell’esecutivo Cuffaro non poteva restare al suo posto. Si va alle politiche, la Sicilia è una regione strategica, soprattutto ora che l’UDC va per conto suo, le destre rischiano di perdere quella regione che elegge molti parlamentari, hanno bisogno di una faccia nuova, senza condanne sulle spalle, ed ecco che Cuffaro viene sacrificato.
Ma la lotta alla mafia e alla politica collusa con la mafia è lunga, ci sono ancora molti politici locali collusi con Cosa nostra, e non solo nelle destre anche se prevalentemente col loro, c’è ancora una classe dirigente collusa, una borghesia mafiosa, una amministrazione, la lotta è ancora lunga ma intanto ci siamo sbarazzati di Cuffaro. Ora i cannoli li mangiamo noi.
Il Comitato Antimafia di Brescia "Peppino Impastato"
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