*** Sito in allestimento ***
Primo pianoInaugurato il parco “Peppino Impastato” a Brescia. Riflessioni sulla figura di Peppino.Pubblicato il 09/03/2008Il 4 marzo a Brescia è stato dedicato un parco a Peppino Impastato, personaggio reso noto ai più dal celebre film “I cento passi”, assassinato dalla mafia trenta anni fa a Cinisi, nel palermitano.
Come Comitato Antimafia di Brescia “Peppino Impastato” abbiamo auspicato che anche la nostra città avesse una via intitolata a Peppino, come oltre cento in tutta Italia hanno già. Lo avevamo chiesto all’amministrazione comunale che, invece, ha addirittura scelto di intitolare un parco, è stato un desiderio che si è realizzato.
Questo parco non deve servire solo per ricordare un giovane che ha dato la vita per combattere la mafia, ma deve essere anche una occasione per riflettere sulla storia di Peppino, sulle sue scelte politiche, sulle sue lotte sociali e culturali, non dobbiamo fermarci ad una vuota celebrazione. Come ha scritto l’Associazione Peppino Impastato di Cinisi è necessario riflettere sulla storia di Peppino poiché da alcuni anni «sono in atto tentativi di mitizzazione, di sacralizzazione, di appropriazione e strumentalizzazione della sua immagine, da parte dei mezzi di informazione e di parti politiche che tendono a snaturarne il pensiero».
Chi era, dunque, Peppino? Peppino Impastato apparteneva alla meglio gioventù siciliana, a quella gioventù che ha avuto una parte attiva nei movimenti del ’68 e del ’77. Ha sempre combattuto con coerenza e costanza la mafia e i poteri con essa collusi, ad incominciare dal potere politico.
La sua attività politica era iniziata già nel 1965 quando militava nei giovani del Psiup, ha poi attraversato vari gruppi della sinistra extraparlamentare fino a candidarsi nelle liste di Democrazia proletaria alle comunali di Cinisi; ma la mafia non poteva tollerare che entrasse in consiglio comunale dove avrebbe controllato da vicino gli amministratori e i loro intrallazzi con i mafiosi. Non poteva tollerarlo la mafia e nemmeno la politica del “maficipio”, così Peppino chiamava il municipio di Cinisi dai microfoni di Radio Aut.
Il suo impegno non si limitava alla lotta contro Cosa nostra, non dimentichiamo le grandi lotte alle quali prese parte a fianco dei contadini espropriati per l’ampliamento dell’aeroporto e agli edili disoccupati.
Ma perché ricordare una vittima di mafia a Brescia? La risposta sarebbe lunga, ma ricordo solo che anche da noi le infiltrazioni mafiose in vari settori dell’economia e della finanza sono sempre maggiori, come sempre maggiori sono le collusioni tra varie organizzazioni mafiose, italiane e straniere, nella gestione dei traffici illeciti di varia natura.
Dobbiamo quindi affrontare il problema e capire cosa sia la mafia; un fenomeno che deve essere inteso come modello di accumulazione e di interazione con tutti i settori del potere. «Tutto ciò è in netta opposizione con chi ritiene che la mafia sia soltanto un gruppo criminale o un generico comportamento, e che la lotta contro di essa non abbia valenza politica, non sia né di destra né di sinistra. Peppino fa parte di una storia che è quella della lotta di classe diretta dalle grandi forze della sinistra, dai Fasci siciliani alle lotte contadine degli anni ’50, un patrimonio in seguito disperso con l’adozione di una politica di cedimenti e di compromessi. L’esperienza di Peppino, troncata dalla violenza, rivive nelle esperienze di movimento, dai Noglobal all’antimafia sociale, non certo nelle generiche manifestazioni di legalità formale». Questo scrive l’Associazione Impastato di Cinisi in un documento - stilato in occasione del trentennale del suo omicidio che cade proprio quest’anno – che il noi condividiamo e attualizzando la lotta alla mafia, denunciando le sue collusioni col potere e il suo radicamento nel nord ricordiamo Peppino.

Fernando Scarlata
Coordinatore del Comitato Antimafia di Brescia “Peppino Impastato”

Nella fotografia Peppino Impastato durante il carnevale del 1977 al Circolo "Musica e cultura" di Cinisi.
Vai all'Archivio Primo piano »