Primo pianoDocumento programmatico del Forum Sociale Antimafia "Felicia e Peppino " 2009Pubblicato il 05/05/2009Trentun anni dopo la morte di Peppino invitiamo tutti a Cinisi, per il prossimo 9 maggio, ad un importante momento di riflessione per individuare le modalità con cui continuare il suo percorso di resistenza e di ribellione contro la mafia. Già l’anno scorso abbiamo analizzato, nei vari forum tematici, alcuni elementi alla base della crisi dei partiti del centro-sinistra, quali la diffidenza, se non il distacco rispetto ai movimenti di base, la lontananza dai problemi esistenziali della gente, il rispetto quasi sovietico dei mestieranti della politica dell’organigramma burocratico. Il veltronismo ha rappresentato una suicida e persistente resa alle fameliche minacce di una destra sempre più arrogante, che si maschera con proposte di dialogo i cui termini sono stati decisi dal neoduce e dai suoi servi. A dieci anni dal grande movimento no-global di Seattle, ci soffermeremo su queste riflessioni, particolarmente sulla crisi dell’economia globale, sulle devastazioni ambientali, sulle politiche energetiche, sulle nuove forme di organizzazione della mafia e sul neofascismo che ormai dilaga senza alcun ritegno.
L’esperienza di Peppino è ormai conosciuta a livello nazionale ed internazionale, così come il suo pensiero politico, che risulta quanto mai attuale.
La strombazzata crisi dell’economia globale appartiene alle crisi cicliche del capitalismo, già previste da Marx, nell’ambito dei processi di ristrutturazione utili solo ad incrementare il drenaggio di ricchezze a vantaggio dei padroni e a provocare derive autoritarie. Per i ricchi la crisi non esiste: Berlusconi ha guadagnato, quest’anno, 159 milioni, 335 mila, 953 euro e 92 centesimi, il 50% in più del 2008.
Speculazioni economiche selvagge stanno portando ad autentici massacri sociali con finanziamenti a fondo perduto a banche, imprese multimilionarie ed aziende portate sull’orlo del fallimento da un’imprenditoria sempre più attenta all’arricchimento personale, anche illecito. 200.000 licenziati nelle scuole, 650.000 nelle grosse aziende; tagli alla sicurezza a vantaggio delle ronde squadriste; tagli alla sanità pubblica, a vantaggio di quella privata; politiche di puro razzismo nei confronti degli stranieri; cancellazione dei più elementari diritti umani, anche di quello di disporre della propria vita; sanatorie edilizie che distruggono quel che resta del territorio, sono le avvisaglie con cui la destra al governo si appresta a polverizzare in Italia ogni elemento di dissenso sociale per imporre il suo autoritarismo da operetta.
In tutto ciò la sinistra è ancora intenta a leccarsi le ferite o a predisporre ulteriori divisioni dopo l’ultima batosta elettorale, mentre la destra sta chiudendo, con tutti gli strumenti a disposizione, gli ultimi spazi politici e sociali ancora in mano a quel che resta dei “comunisti”.
L’assurda politica rinunciataria del centrosinistra ha completato il momento della resa totale ai disegni di dominio del neofascismo.
Il rilancio delle grandi opere pubbliche, inutili o addirittura potenzialmente dannose, senza considerare i danni ambientali e territoriali, nasconde la vera natura speculativa finalizzata all’arricchimento di imprenditori senza scrupoli e al riciclaggio di denaro da parte della mafia.
L’annunciato ritorno all’energia nucleare, con l’utilizzo di tecnologie ormai obsolete e la mancata considerazione del problema dello smaltimento delle scorie, aprono scenari preoccupanti. Per contro le ricerche riguardanti le energie rinnovabili rimangono invece irrimediabilmente senza fondi.
L’infiltrazione mafiosa della vita politica ed istituzionale costituisce il perno di questo sistema, contro la quale a nulla valgano operazioni antimafia mediatiche o di facciata, che sbandierano il concetto di legalità, senza un’adeguata analisi e senza sottrarsi ai giochi di potere. In risposta a tale realtà diventa quanto mai necessario continuare un percorso di resistenza antimafia dal basso, che parta dalle esperienze vissute da Peppino per ricominciare ad organizzarsi in una lotta senza sconti contro la deriva fascista e mafiosa dell’attuale apparato politico ed economico. E allora tutti a Cinisi per coordinarsi.
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